Torino e l’effetto Airbnb: l’allarme di Rosatelli e la linea dura nel nuovo Prg

Torino sta per cambiare volto, o meglio, sta cercando di proteggere il proprio. Negli ultimi anni, il fenomeno degli affitti brevi ha registrato un’impennata verticale, accendendo un campanello d’allarme a Palazzo Civico. A mettere nero su bianco i timori della giunta è l’assessore all’Urbanistica Jacopo Rosatelli, che senza troppi giri di parole ha dichiarato: “Gli Airbnb sono un rischio, metteremo nuove regole per non diventare come Firenze”.

Il modello della città d’arte toscana — svuotata dei suoi residenti e trasformata in una sorta di “turistificio” a cielo aperto — è lo spettro che Torino vuole assolutamente evitare. Ma cosa sta succedendo davvero sotto la Mole?

I dati del Politecnico: un boom del +50% in dieci anni

A giustificare la stretta imminente non ci sono solo sensazioni, ma i dati rigorosi di uno studio del Politecnico di Torino, che ha mappato l’evoluzione delle locazioni turistiche nell’ultimo decennio. I risultati parlano chiaro: gli annunci di Airbnb a Torino sono aumentati del 50% in 10 anni.

Se da un lato questo incremento fotografa una città sempre più attrattiva, dall’altro evidenzia una forte pressione sul mercato immobiliare locale. Interi quartieri, in particolare il Centro, San Salvario e il Quadrilatero Romano, stanno vedendo una progressiva riduzione degli alloggi destinati a studenti e famiglie, con un conseguente aumento dei canoni d’affitto tradizionali.

La strategia del Comune: limiti nel nuovo Prg

Per frenare questa deriva, l’amministrazione comunale ha deciso di giocare la carta della pianificazione urbana. La novità principale verrà inserita nel nuovo Piano Regolatore Generale (Prg) della città.

Il piano prevede l’introduzione di limiti severi ai cambi di destinazione d’uso. In parole povere: trasformare un appartamento residenziale in una struttura ricettiva extra-alberghiera (come appunto un Airbnb) non sarà più un automatismo. Il Comune definirà delle soglie massime per quartiere, impedendo la saturazione delle zone storiche e preservando la mixité sociale delle diverse aree urbane.

“Il turismo è una risorsa fondamentale per Torino, ma non può andare a discapito del diritto alla casa e della vivibilità dei nostri quartieri per chi ci abita tutto l’anno,” ha ribadito Rosatelli.

Cosa cambia per proprietari e turisti?

Se le norme verranno approvate così come tracciate:

  • Per i proprietari di immobili: Diventerà molto più complesso avviare nuove attività di affitto breve nelle zone già sature.
  • Per i residenti: L’obiettivo è stabilizzare i prezzi degli affitti a lungo termine e mantenere vivi i servizi di prossimità (negozi di vicinato, artigiani) che spesso spariscono quando un quartiere si turistifica troppo.
  • Per i turisti: Torino rimarrà accogliente, ma punterà a una ricettività più equilibrata e distribuita, valorizzando anche i quartieri meno centrali.

Torino si unisce così al coro di grandi città europee e italiane (come Milano, Venezia e la stessa Firenze) che stanno cercando di normare una giungla normativa rimasta deregulation per troppo tempo. La sfida è aperta: trovare il perfetto equilibrio tra l’essere una meta turistica internazionale e una città a misura dei propri cittadini.

Cosa ne pensate? Siete d’accordo con la linea dura dell’assessore Rosatelli o pensate che i limiti bloccheranno l’economia turistica della città? Scrivetelo nei commenti!

a cura di Studio Rossi Amministrazioni – Via Bertola 59 – 10122- Torino-info@rossiamministrazioni.com

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