
La vita notturna è l’anima di molte città, ma quando il divertimento si trasforma in mala movida, il diritto al riposo dei residenti viene spesso calpestato. Se abiti in una zona calda e non riesci più a dormire a causa di urla, musica alta e degrado, sappi che la legge è dalla tua parte. Una recente giurisprudenza, culminata con la sentenza 9958/2025 del Tribunale di Milano, ha ribadito un principio fondamentale: il Comune è responsabile se non tutela i cittadini dai rumori eccessivi.
Cos’è la “Malamovida” e quando diventa illecita?
Il termine mala movida non indica il semplice svago, ma una situazione in cui il rumore e il disordine superano i limiti della normale tollerabilità, diventando fonte di degrado e pericolo. Tra i comportamenti tipici troviamo:
- Schiamazzi notturni e musica ad alto volume oltre l’orario consentito.
- Occupazione abusiva del suolo pubblico.
- Consumo smodato di alcol in strada e vandalismi.
- Mancata vigilanza sugli orari di chiusura dei locali.
La responsabilità del Comune: la sentenza di Milano
La sentenza 9958/2025 del Tribunale di Milano segna un punto di svolta. I giudici hanno condannato l’amministrazione comunale per aver:
- Concesso un numero eccessivo di licenze in zone già sature.
- Omesso i controlli necessari sugli esercizi commerciali.
- Fallito nel reprimere i rumori molesti prodotti dagli avventori nelle aree pubbliche.
Secondo i giudici, il Comune ha l’obbligo giuridico di intervenire per impedire eventi dannosi. Se l’ente resta inerte o adotta misure inefficaci, scatta la responsabilità per omissione ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile.
Nota Bene: Non sei solo. Anche la Cassazione (sentenza 14209/2023) ha precedentemente confermato condanne simili, come nel caso del Comune di Brescia, stabilendo che il diritto alla salute e alla vita privata prevale sugli interessi economici del divertimento notturno.
Come difendersi: I passi per ottenere il risarcimento
Per ottenere un ristoro economico e costringere l’amministrazione a intervenire, è necessario muoversi strategicamente. Ecco gli strumenti a tua disposizione:
1. La raccolta delle prove
In tribunale non basta lamentarsi; serve dimostrare il danno. È utile raccogliere:
- Perizie fonometriche dell’ARPA: per accertare scientificamente il superamento dei decibel consentiti.
- Materiale multimediale: foto, video e registrazioni sonore.
- Certificati medici: documentazione che attesti stress, insonnia o stati d’ansia derivanti dal disturbo del sonno.
- Testimonianze: dichiarazioni scritte di altri residenti colpiti dallo stesso problema.
2. A chi rivolgersi?
Contrariamente a quanto si possa pensare, per queste cause bisogna rivolgersi al Giudice Ordinario Civile e non al TAR. Questo perché non si contesta la legittimità di un atto (come un’ordinanza), ma si chiede il risarcimento per la lesione di diritti soggettivi (salute e riposo) causata dalla negligenza del Comune.
3. Azioni parallele
- Contro i locali: Puoi agire ex art. 844 c.c. per far cessare le immissioni rumorose.
- Contro il Comune: Puoi agire per la mancata vigilanza e l’inefficacia delle contromisure adottate (es. poche pattuglie, nessuna sanzione).
Conclusione
Il diritto al riposo non è un optional, ma un pilastro della salute pubblica. Se il Comune ignora le segnalazioni e permette che la movida diventi un incubo per i residenti, ha l’obbligo di risarcire i danni prodotti.
a cura di Studio Rossi Amministrazioni – Via Bertola 59 – 10122- Torino-info@rossiamministrazioni.com




