Colombi intoccabili e cittadini ostaggio: ma la salute delle persone chi la protegge?

A Torino, tra regolamenti comunali ferrei e solerti segnalazioni delle associazioni animaliste, si consuma quotidianamente un paradosso urbano esasperante: la tutela del benessere animale viaggia su una corsia preferenziale con sanzioni e diffide lampo, mentre la tutela della salute dei cittadini finisce regolarmente inghiottita nel buco nero dello scaricabarile istituzionale.

La vicenda di un condominio in una Via Torinese, racconta alla perfezione il cortocircuito in cui si trovano intrappolati residenti e amministratori di condominio quando il buon senso viene spazzato via dall’intransigenza ideologica.

La radice del problema: chi alimenta l’invasione nell’impunità totale

Alla base dell’emergenza igienica che da settimane rende la vita impossibile ai residenti c’è una causa ben precisa: un condomino che elargisce quotidianamente cibo in abbondanza ai colombi, trasformando balconi, cornicioni e cortili in una gigantesca mensa a cielo aperto.

Le prove non mancano: video nitidi e fotografie documentano la somministrazione continua di mangime, attirando stormi sempre più numerosi e favorendo una nidificazione incontrollata. Eppure, di fronte a un comportamento evidente che viola le più elementari norme di convivenza e decoro, scatta l’impotenza:

  • L’amministratore di condominio non ha poteri coercitivi, non è un pubblico ufficiale e non può violare il domicilio altrui né comminare multe esecutive.
  • Le autorità tardano a intervenire: le segnalazioni rimbalzano tra uffici, mentre chi alimenta il degrado continua a farlo indisturbato, forte dell’inaccessibilità della proprietà privata.

Il risultato? Guano ovunque, rischi concreti di parassitosi e patologie respiratorie, e famiglie costrette a tenere le finestre sigillate.

Il valzer delle PEC: quando la salute pubblica non trova un responsabile

Davanti all’esasperazione dei condomini, lo studio di amministrazione si attiva con solleciti praticamente settimanali.

  • La PEC all’ASL di Torino (Dipartimento di Prevenzione): inviata per chiedere una bonifica urgente a fronte di una situazione igienico-sanitaria insostenibile. Risposta? Non è di nostra competenza. L’ASL scarica la pratica affermando che la materia ricade sotto il Regolamento Comunale n. 320 e che le verifiche spettano solo alla Polizia Municipale.
  • L’esposto alla Polizia Municipale: inoltrato formalmente e poi sollecitato a più riprese a metà ottobre. I Vigili confermano la presa in carico per accertamenti tramite il Reparto di Prossimità, ma i tempi si allungano e gli atti concreti non arrivano.

Una trafila estenuante in cui chiunque subisce sporcizia e pericoli sanitari deve aspettare settimane, se non mesi, senza vedere un singolo sopralluogo risolutivo.

La replica fulminea: lo Sportello Tutela Animali e la diffida penale

Se la tutela della salute umana richiede tempi geologici e si arena tra uffici sordi, l’apparato delle tutele a favore dei volatili si dimostra invece rapidissimo, chirurgico e minaccioso.

Mentre l’esposto per la bonifica giace in attesa, al condominio viene notificata una richiesta perentoria da parte del Responsabile dello Sportello contro i Maltrattamenti sugli Animali: rimuovere immediatamente i dissuasori metallici ad aghi posti sul tetto.

La motivazione cita pedissequamente l’art. 40 del Regolamento Comunale n. 320: gli aghi metallici sono vietati perché ritenuti “cruenti” e rischiosi per l’incolumità dei volatili. Non solo: la missiva paventa addirittura il reato penale di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) per chi li ha installati o mantenuti, esigendo prove fotografiche a dimostrazione dell’avvenuta rimozione.

Il grande paradosso: due pesi e due misure

Il quadro che emerge è surreale:

  1. Un condomino alimenta l’invasione giorno dopo giorno — documentato con foto e filmati — e nessuno muove un dito perché “è proprietà privata”.
  2. I cittadini respirano guano e polveri batteriche, chiedono aiuto all’ASL e ai Vigili, ma la loro salute resta sospesa tra passaggi di competenze e risposte interlocutorie.
  3. Le associazioni animaliste e gli organi di tutela animale intervengono all’istante, diffidando l’amministrazione e brandendo il Codice Penale contro un condominio che cercava solo di difendersi.

Nessuno sostiene che gli animali debbano essere torturati, e l’adozione di dissuasori non cruenti o reti protettive è una via condivisibile. Ma non è tollerabile che una diffida a favore dei piccioni arrivi in pochi giorni con tanto di minacce giudiziarie, mentre la richiesta di aiuto di decine di persone per una bomba igienica resti lettera morta.

I volatili hanno associazioni pronte a difenderli a suon di articoli e diffide. Ma le famiglie che vivono in quel palazzo, la loro salute e la loro serenità quotidiana, chi le protegge davvero?

a cura di Studio Rossi Amministrazioni – Via Bertola 59 – 10122- Torino-info@rossiamministrazioni.com

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